Il ritorno del vampiro (n.186/187/188/189)

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Messaggio Da Admin il Gio 15 Gen 2015 - 18:44

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Soggetto e sceneggiatura: Alfredo Castelli
Disegni e copertina: Gallieno Ferri

A Starbuck, un paesino vicino alla foresta di Darkwood, Cico incontra un misterioso individuo che gli offre due collane (una per lui e una per Zagor), in grado, a suo dire, di tenerlo sempre fuori dai guai. Però, perché funzionino, ha bisogno di una goccia di sangue. Del loro sangue...
Molnar, uno dei servi di Bela Rakosi, con il sangue di Zagor, vuole far rivivere il suo padrone. Lo Spirito con la Scure e Cico, insieme al dottor Metrevelic, vanno a Bergville, il luogo della resurrezione del vampiro. Ma ormai è troppo tardi per evitarla: il Signore delle Tenebre è tornato a camminare sulla Terra!
Rakosi concupisce Aline, figlia di Metrevelic e moglie di Albert Parkman. La rapisce e il suo paese, Bergville, si trasforma in una città fantasma. Gli abitanti sono stati vampirizzati, diventando tutti suoi schiavi. Su Bergville si stende la lunga ala della notte!
Zagor, Cico e Metrevelic riescono a sconfiggere gli schiavi del vampiro, ma ormai sembra troppo tardi. Rakosi sta per trasformare Aline in una non-morta come lui. Se tutto va come l'orrenda creatura ha previsto, la sventurata ragazza diventerà la sua sposa-vampira!
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Messaggio Da Admin il Gio 15 Gen 2015 - 18:45

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Messaggio Da Kramer76 il Ven 20 Feb 2015 - 9:48

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il regno delle tenebre
castelli è un autore zagoriano doc. relegato, fin quando c'era nolitta, a un albo o due, leggerini. appena può, alla prima con ferri e con un genere che è pure difficile sbagliare, fa il botto. gli aguzzini è forse una storia più coerente con il castelli "nolittiano" o anti-nolittiano, che dir si voglia. ma, in verità, nemmeno in questa storia rinuncia al grottesco, anzi la storia parte con una cazzata cichiana epocale. è anche vero che va decisamente "oltre", introducendo maida, fratellino, il pendolino, la "parabola" di molnar, approfondendo cose già viste o intraviste come gli zombi e le grazie di aline: straordinaria, tra le altre, la scena in cui rakosi la "preleva". ma con castelli zagoriano la critica si affanna sempre a scovare i peli nell'uovo.... per me il mefitico rakosi non perde "fascino" (ma ylenia è più carismatica di suo) e zagor non perde punti (il monologo beffardo "arrenditi" è esilarante).

voto 10


Ultima modifica di Kramer76 il Lun 17 Lug 2017 - 18:42, modificato 2 volte
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Messaggio Da Andrea67 il Mar 24 Feb 2015 - 12:40

Sicuramente non era facile ideare un ritorno di uno dei personaggi più importanti dell'era Nolitta, che ci aveva regalato un capolavoro immortale, tanto da restare nella memoria di tutti gli zagoriani.
Eppure Castelli, dopo una serie di insuccessi ed insufficienze, costruisce un'ottima storia, seppure con qualche incongruenza rispetto all'opera precedente.
Il risultato è squisito e lascia il lettore soddisfatto e addirittura incredulo (almeno io) sulla paternità della sceneggiatura. Ma è lo stesso Autore che ha scritto Fantasmi e La minaccia verde? Ebbene sì! Ma, per fortuna, non si vede, tranne che nel finale, nel quale non resiste alla tentazione di lasciare il ruolo più importante - quello dell'uccisore del vampiro - ad Albert Parkman, al quale fa sfoggiare un colpo da campione olimpionico.
In conclusione, un bravo a Castelli che, a due storie dalla conclusione della sua avventura su Zagor, ci lascia una perla preziosa.

Voto alla storia: 9,2
Voto ai disegni: 10


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Messaggio Da Marco65 il Dom 28 Giu 2015 - 22:02

Nel commentare questa storia scindo sempre la prima e la seconda parte.
La prima parte del racconto è un autentico capolavoro del tutto degno della prima meravigliosa avventura col vampiro e forse anche superiore. "Il ritorno del vampiro" crea un atmosfera d'aspettativa sublime carica di pathos e tensione narrativa e si avverte la presenza del non morto ancora prima della sua apparizione che si manifesta in modo regale con tavole eccezionali. E' Cico con la sua dabbenaggine a dare motore all'avventura e il suo comico terrore diverte senza stemperare il brivido. Albert Parkman e il dottor Metrevelic sono ancora più convincenti che nella prima puntata nonostante l'incongruenza di conoscere la vera identità di Zagor e Cico presentati all'epoca come Gordon e Pereira ( compreso Rakosi).
Anche Aline, apparsa in precedenza soltanto in un cameo finale, questa volta è parte attiva della storia e possiede una forte carica  sensuale come tutti gli altri personaggi femminili della vicenda.
Persino i due bimbi interpretano superbamente la loro parte e le scene in cui Maida torna a casa vampirizzata sono tra le migliori in assoluto di questa avventura.
Purtroppo la storia come spesso accade a Castelli precipita nella seconda parte:
Rakosi è troppo diverso dalla prima apparizione, non è più il mostro che si nasconde per colpire di notte nel sonno allo scopo di saziare la sua sete " e senza volare come un fantasma...", ma inizia a trasformarsi in quello che diventerà nella deludentissima "Dampyr"  e cioè una specie di supereroe negativo con intenti di conquista del pianeta. Per questo crea con l'epidemia di un morso "parziale" un esercito di servi inespressivi e poco efficaci (Maida a parte) che a mio parere rovinano la storia. Inoltre è poco credibile l'improvviso tradimento di Molnar, caratterizzato fino a quel momento come il più fedele dei servi. Le sequenze della sua morte sono comunque magistralmente illustrate da Ferri che a sua volta però commette l'errore di disegnare Bator completamente diverso dall'originale, ( semmai somiglia più a Toth ) e la sua uccisione da parte di Molnar addirittura con un paletto sul petto non viene sufficientemente spiegata.
Infine l'avventura si chiude troppo frettolosamente con un duello che viene completamente a mancare, il problema non è tanto che a uccidere il vampiro sia Parkman e non Zagor ma il fatto che sia abbattuto, poco dopo essergli comparso, con una palettata, così come si abbatte un anitra in volo.
Nonostante sia la storia di Zagor con la somma più alta di elementi tra quelli positivi e negativi, il giudizio globale è molto buono grazie anche ai monumentali disegni del maestro Ferri per conto mio al massimo della forma.
Il VOTO 7,5 è la media tra la prima parte 9.5 e la seconda parte 5,5
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Messaggio Da wakopa il Lun 29 Giu 2015 - 10:08

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Messaggio Da Kramer76 il Ven 15 Feb 2019 - 17:37

La mia top 10 di "Il ritorno del vampiro"

10. Il finale

bello questo primo piano di Rakosi con l'acquolina in bocca...

Il ritorno del vampiro (n.186/187/188/189) Z34V816

9. L'atmosfera zombesca di Bergville

Il ritorno del vampiro (n.186/187/188/189) DvDq9cC

8. Il risveglio di Rakosi

Il ritorno del vampiro (n.186/187/188/189) QKJ6b5t

7. Cico barbiere stella2

Il ritorno del vampiro (n.186/187/188/189) AfWJd0V

6. Il pendolino!

Il ritorno del vampiro (n.186/187/188/189) CgOk68J

5. Rakosi rapisce Aline sotto gli occhi del marito (cornuto e mazziato...)

Il ritorno del vampiro (n.186/187/188/189) F0zyYX1

4. Zagor stuzzica Rakosi: "Arrenditi, Rakosi!"  stella2  Exclamation

Il ritorno del vampiro (n.186/187/188/189) Wyv07BQ

3. Molnar

Il ritorno del vampiro (n.186/187/188/189) YxLCkWc

2. Rakosi e la vergine!  Like a Star @ heaven

Il ritorno del vampiro (n.186/187/188/189) LjI3C3U

1. Maida! gnam gnam

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Messaggio Da osages il Ven 15 Feb 2019 - 18:50

azzeccatissima come al solito la top ten di kramer Exclamation
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Messaggio Da Sam Fletcher il Ven 15 Feb 2019 - 18:56

Per me la storia è quasi allo stesso livello di quella di Nolitta. Volendo però fare accademia:

@Marco65 ha scritto: Albert Parkman e il dottor Metrevelic sono ancora più convincenti che nella prima puntata nonostante l'incongruenza di conoscere la vera identità di Zagor e Cico presentati all'epoca come Gordon e Pereira ( compreso Rakosi).

Viene spesso riportata questa incongruenza, che pur con qualche forzatura si potrebbe spiegare presumendo che i nostri si siano successivamente incontrati "fuori campo" col dottore ed abbiano fatto le presentazioni del caso.
Gli zingari (e Rakosi per telepatia) avrebbero potuto apprendere la vera identità di Zagor e Cico mentre erano sulle loro tracce per ottenere il loro sangue per resuscitare il vampiro.
Però c'è un'altra incongruenza, secondo me più grave, che non ho mai trovato menzionata da nessuna parte: quando i nostri sono asseragliati dentro la chiesa Metrevelic riconosce immediatamente la voce di Rakosi, perché, dice, sembra provenire direttamente dall'oltretomba. Ma nella prima avventura Metrevelic si incrocia con Rakosi solo quando è già bello e polverizzato, non lo vede mai in faccia né tanto meno ne ode la voce.

Ma, ripeto, è pura accademia. La storia per me rimane ottima.

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Messaggio Da KLAIN il Sab 16 Feb 2019 - 11:47

Non scherziamo con i paragoni.
Mi viene in mente la battuta di Agnelli, Baggio é Leonardo Del Piero è un Pinturicchio...

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Messaggio Da Spirito errante il Sab 16 Feb 2019 - 15:15

Credo che sia il primo capolavoro non nolittiano che viene dopo Nolitta. Fa strano veramente vedere come l'autore di Fantasmi o La minaccia verde sia riuscito a tirare fuori una storia appassionante, coinvolgente, l'esempio di come un nemico storico possa essere recuperato senza sconvolgerne o alterarne le fondamenta del suo creatore Nolitta.

Magistrali i neri e i chiaroscuri di Ferri. Exclamation

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Messaggio Da Preacher il Sab 16 Feb 2019 - 23:48

@KLAIN ha scritto:Non scherziamo con i paragoni.
Mi viene in mente la battuta di Agnelli, Baggio é Leonardo Del Piero è un Pinturicchio...

Io dico invece che Angoscia è un pelino superiore, ma questa volta il paragone tra sequel e la storia originaria non è così azzardato. pale

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Messaggio Da Il tessitore il Dom 17 Feb 2019 - 1:51

Se dovessi eleggere la migliore non scritta da Nolitta scelgo questa.
Bravissimo a Castelli a non inciampare in una riproposizione copia e incolla di Angoscia, imbastendo una vicenda originale senza intaccare le caratteristiche del Rakosi di Nolitta!

Dall'arrivo nel sinistro paesino al viaggio di Metrevelic fino alla resurrezione del vampiro si assiste a un crescendo di emozioni incredibile!!!

Da panico alcune scene come tutto il clima attorno alla scomparsa della bambina, il villaggio con tutti vampiri, Molnar ucciso....

Se il duello finale con Rakosi fosse stato più ampio non esagero a dire che si sarebbe meritato un 10 e lode questa storia.
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Messaggio Da Smash il Lun 18 Feb 2019 - 12:31

Anche in questa storia che credo insieme al Tessitore sia la più riuscita notare come Castelli non abbia rinunciato al lato grottesco, infatti parte tutto da Cico la vicenda.

Ovviamente magistrali alcune cose inserite come la resurrezione di Rakosi, l'attrazione per Aline, Maida vampirizzata, gli zombi al servizio del barone, la morte di Molnar, aiutato da un Ferri che ha sfoderato una tra le sue migliori prove.
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Messaggio Da Lapalette il Lun 18 Feb 2019 - 12:38

Un po' noiosa la prima parte ma poi la storia prende quota tra tantissimi colpi di scena e momenti emozionanti.

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Messaggio Da Walter Dorian il Lun 18 Feb 2019 - 17:34

@Sam Fletcher ha scritto:Per me la storia è quasi allo stesso livello di quella di Nolitta. Volendo però fare accademia:

@Marco65 ha scritto: Albert Parkman e il dottor Metrevelic sono ancora più convincenti che nella prima puntata nonostante l'incongruenza di conoscere la vera identità di Zagor e Cico presentati all'epoca come Gordon e Pereira ( compreso Rakosi).

Viene spesso riportata questa incongruenza, che pur con qualche forzatura si potrebbe spiegare presumendo che i nostri si siano successivamente incontrati "fuori campo" col dottore ed abbiano fatto le presentazioni del caso.
Gli zingari (e Rakosi per telepatia) avrebbero potuto apprendere la vera identità di Zagor e Cico mentre erano sulle loro tracce per ottenere il loro sangue per resuscitare il vampiro.

Ma io penso semplicemente che glielo avrà detto in una scena fuori campo della sua vera identità e di quella di Cico. flower

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Messaggio Da Wolfenstein1976 il Lun 18 Feb 2019 - 18:16

Io la preferisco al Rakosi di Nolitta.
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Messaggio Da Sam Fletcher il Lun 18 Feb 2019 - 19:08

@Walter Dorian ha scritto:
@Sam Fletcher ha scritto:Per me la storia è quasi allo stesso livello di quella di Nolitta. Volendo però fare accademia:

@Marco65 ha scritto: Albert Parkman e il dottor Metrevelic sono ancora più convincenti che nella prima puntata nonostante l'incongruenza di conoscere la vera identità di Zagor e Cico presentati all'epoca come Gordon e Pereira ( compreso Rakosi).

Viene spesso riportata questa incongruenza, che pur con qualche forzatura si potrebbe spiegare presumendo che i nostri si siano successivamente incontrati "fuori campo" col dottore ed abbiano fatto le presentazioni del caso.
Gli zingari (e Rakosi per telepatia) avrebbero potuto apprendere la vera identità di Zagor e Cico mentre erano sulle loro tracce per ottenere il loro sangue per resuscitare il vampiro.

Ma io penso semplicemente che glielo avrà detto in una scena fuori campo della sua vera identità e di quella di Cico. flower

Infatti è quello che penso pure io. Quello che non mi spiego è come Metrevelic possa riconoscere la voce di Rakosi.

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Messaggio Da newprincevaliant il Mer 27 Feb 2019 - 1:55

Il vero capolavoro zagoriano di Alfredo Castelli, che sa gestire Cico in maniera magistrale. Dopo la prima parte un pò noiosetta la storia poi decolla alla grande. Voto 9. Voto ai disegni 9,5

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Messaggio Da Liberty Secular Sam il Gio 28 Feb 2019 - 9:54

IL RITORNO DELL'HORRORE

L'elemento normale , quotidiano , familiare , infettato dall'assurdo , dall'incubo   


Nonostante il ritorno di un grande nemico , nell'introduzione permane un minimo di incertezza iniziale , permane il gusto per l'attesa e l'evoluzione progressiva . 
Siamo all'inizio degli anni 80 , fra la Bonelli e i lettori c'è ancora un rapporto di solida fiducia , parafrasando una pubblicità dell'epoca Zagor è come <<Arrigoni>> , << si compra a scatola chiusa >>, non c'è bisogno di anticipare nulla. 
La pubblicità arriva semmai contemporanea, attraverso la quarta di copertina della ristampa scritta rossa ( che esce con 10 giorni di scarto  ) . 
Bastano poche parole ben dosate alla fine dell'albo e una situazione di mistero lasciata abilmente in sospeso, per invogliare all'acquisto dell'albo successivo. 
Oltretutto Nolitta non è più al timone della serie e bisogna che i lettori non se ne accorgano, per questo il canovaccio Nolittiano non viene stravolto. 
Anche se , in verità , le differenze ci sono e si notano . 
La gag iniziale ad esempio , non è avulsa dalla trama , non rappresenta un momento di vita serena che solo poi è via via contaminata , incubata da qualcosa di sospetto , minaccioso , misteriosamente inquieto . 
La GAG ( nella quale viene coinvolto direttamente anche Zagor ) , rappresenta proprio l'input , l'espediente con il quale sarà fatto tornare il mitico vampiro . Altra diversità rispetto alla trama classica è il racconto sviluppato in parallelo , l'avventura non è vissuta sempre con gli occhi del protagonista, ma su questo tornerò dopo  . 

La casualità sembra guidare i primi passi dello spirito con la scure , come nell'incontro con Bator morente. Grazie ai disegni del maestro nella grotta si respira già un aria tetra , orrorifica . 
Qui apprendiamo che il vampiro tornerà , questo del resto è assodato ( annunciato con clamore nella seconda cover ), ma la storia si culla ancora in questa atmosfera di morbosa attesa, di evento incipiente, di inquieta calma prima della tempesta . 
Riuscirà Zagor ad impedire il ritorno del nemico ? Chiaramente no ? Ma il lettore sta al gioco . 
Nel momento in cui Zagor , Cico e Metrevelich realizzano che Molnar ha tutti gli elementi necessari per riportare il non morto in  vita è  ormai troppo tardi , l'eclisse di luna arriva quella notte stessa . 

LA RESURREZIONE DEL VAMPIRO ? UN AUTENTICO CAPOLAVORO , nettamente Horrorifica per tematica e per situazione , anche se l'inserimento dell'elemento irrazionale nella normalità non arriva attraverso un'irruzione violenta , non è la sciabolata tipica della sorpresa brutale , mozzafiato  alla Incubi ( Horror moderno ) . 
Castelli nella notte di eclissi ripropone la narrazione tipica del B-Movie , del film di paura anni 50, e la violenza emotiva arriva solo all'apice di una evoluzione progressiva. 
L'autore infatti ricomincia da capo, riparte con calma descrivendo quella che è la tranquilla vita di Bergville . Vediamo le case dall'archettura Europea , i pastori , le tradizioni , due bimbi che si allontanano per giocare nel bosco…  già,  due bimbi indifesi . 
La finzione di un gioco pauroso presto si tramuterà in terrificante realtà e la cosa viene sottolineata ed anticipata da un contesto tenebroso , poco rassicurante , nonché dal buio incombente e dalla roccia a forma di teschio , sino al crepitio degli stivali di Molnar che si avvicina ai due bimbi sempre più terrorizzati

Cambio di scena e sospensione emotiva, poi ritorno sull'inquietudine con la natura che fa cornice all'evento incipiente e ancora di nuovo Albert alla ricerca dei piccoli . La narrazione parallela si sussegue con stacchi sempre più frequenti e contitati , ritmo sostenuto e febbrile , la tensione di Parkman e del lettore aumenta e si contrappone a Molnar e alla natura, sempre più eccitati dall'evento. 
Ed eccoci all'iperbole ! Gli animali della foresta impazziscono , l'ombra dell'eclisse cala sul volto di Albert , la luna si oscura ed è <<ORA>> . 
La signora della notte lascia il posto alle tenebre assolute , ed il temuto rito si compie , il sangue di una innocente si mescola a quello dei nemici . Mentre l'astro riassume pian piano il suo candido pallore e la natura si scatena in tutta la sua violenza , dalle ceneri risorge una figura  umana e disumana  , Molnar cade in ginocchio impietrito e il Vampiro si erge dalla bara in tutta la sua devastante ed agghiacciante potenza, il vento agita il suo mantello , spegne le candele , vola sino a Fairmont , sfonda la finestra ed entra gelido nella stanza dei nostri eroi . 

Segue subito sdrammatizzazione tipicamente nolittiana, con Cico e le corone di aglio a fare da singolare abete natalizio . 
Ma anche qui il siparietto non è fine a se stesso, la paura del messicano evolve in una specie di Trans ipnotica e da qui nasce l'episodio del famoso pendolino . 
Come già accennato altra differenza rispetto alla nolittianità è il parallelismo narrativo , i cambi di scena si susseguono ancora fra la ricerca di Maida , il Vampiro preso dall'ossessione di creare un regno e Cico alle prese con la radioestesia . 
In un certo senso si tratta di scelte obbligate dalla sceneggiatura ma il parallelismo sembra sottolineare anche la perdita di protagonismo da parte di Zagor , scippato anche del proverbiale  sesto senso  ( sia da Metrevelich che da Cico ) . 
Il Vampiro perde ogni briciolo di umanità ( anche se desidera una regina al suo fianco ) ed assume i connotati del mostro monomaniaco. 

IL CONTAGIO si propaga velocemente subdolo ed inquietante , la carica orrorifica è sempre legata al contrasto netto fra la normalità quotidiana che và mutando e la  mostruosità che pian piano dilaga . 
Il diffondersi del morbo giunge attraverso figure famigliari , l'amico , la moglie , la mamma , ma l'orrore ha soprattutto il volto agghiacciante della piccola Maida e si riflette nello spavento del piccolo Josiff , che in un certo senso potrebbe impersonare il giovane lettore Zagoriano

Ad arricchire lo scenario pauroso si inserisce l'archetipo orrorifico degli ZOMBI . 
L'orrendo contagio non produce dei semplici vampirizzati che si trasformano in perfette creature della notte , che saltano , sguisciano ,  wooshiano  per impressionare e impreziosire azione e avventura. 
I vampirizzati di Castelli sono degli autentici automi , incarnano l incubo orrorifico di mutazione della cosiddetta normalità , della quale permangono solo labili tracce nei corpi umani , ormai vuoti , privi di mente e di anima . 
Ed è ora che il lettore si rende conto che le graziose architetture europee di Bergville celano un aspetto sinistramente gotico . 

La storia si impreziosisce del confronto fra MOLNAR E RAKOSI , il primo , più pragmatico e spiccio crede di poter usare l'arcivampiro per i suoi scopi  ...crede  ... 
Zagor assediato nella chiesa insinua il dubbio e riesce a scatenare zizzania fra i due . 
Il Vampiro si vendica così del suo servo e Molar scampato per miracolo alla morte tenta a sua volta di rivendicarsi  ...tenta … 

LA MORTE DELLO ZINGARO è uno dei momenti più agghiaccianti della serie , Rakosi gli spezza letteralmente la schiena , lo spacca in due come si potrebbe fare con un pezzo di legno troppo lungo che non entra bene nel camino. 

ZAGOR finora ha vissuto l'avventura quasi da comprimario, certamente ha seminato zizzania fra padrone e servo, ma al di la di qualche epica scazzottata non ha influito molto sugli eventi. Prima che Albert gli rubi la scena riesce a salvare Aline e lo scontro fisico con Rakosi è veramente godibile, soprattutto per l'idea di fulminea rapidità con la quale l'eroe passa al contrattacco dopo aver subito la potenza del Vampiro. 
Pugno in volto , doppio calcio allo stomaco per liberarsi , poi Zagor ruba il tempo all'avversario e lo incalza prima con una testata , poi senza respiro al volo con un gancio destro ( sembra che l'eroe stia correndo i cento metri sull'avversario ) , il Vampiro in affanno tenta di legare  e di mordere , l'eroe risponde con un tremendo sinistro al volto . Rakosi torna alla carica e qui il nostro eroe sfodera una mossa degna di un Judoka . 
Il non morto cade nel vuoto , si trasforma ancora nel pipistrello e se la sghignazza . ed eccoci al capolavoro di rovinologia  quel <<SCANSATI ZAGOR >> . 
Ragionandoci un po  , Castelli sembra voler riequilibrare . Cico crea il pasticcio iniziale e rimedia con la radioestesia , allo stesso modo l'autore offre ad Albert l'opportunità di riscattare l'immagine di eterna vittima sofferente . 
Albert per la seconda volta fa la figura del  bello e "malato" o malconcio , tornando di nuovo a letto per via della coltellata alla spalla e ..e Castelli lo riscatta facendogli rubare la scena finale a Zagor. 
Evitabile ! 

Si chiude con il classico ritorno alla normalità rimarcato dalla spassosa Gag finale . 

I DISEGNI DI FERRI sono uno spettacolo ! E rendono a Zagor ciò che lo sceneggiatore ha tolto in termini di protagonismo , l'eroe appare infatti dinamico , epico , potente ed agile e le atmosfere sono di un tetro veramente da Paura , almeno metà del successo orrorifico è certamente merito di un Ferri straordinario . 
In questa opera c'è l'essenza stessa di Ferri , che non risiede tanto nelle fisionomie dei personaggi ( quello alla fine può essere dovuto unicamente ad un effetto di affezione ) ma nella magia del suo tratto , la capacità  di saper evocare espressività e atmosfera e di conferire potenza , dinamicità ed epicità all'eroe darkwoodiano. 


"BLOOPERS" 
Non viene spiegato come mai tutti i personaggi di Angoscia sono a conoscenza della vera identità di Mr Gordon. Ma non era nemmeno necessario . Come è stato fatto notare Metrevelic non ha mai incontrato il Vampiro ( se non in polvere ) nella prima storia quindi non può conoscerne la voce baritonale da oltretomba o da un altro mondo ( anche se questa informazione sulla voce del vampiro è utile a caratterizzare questo aspetto ) .


Metrevelic racconta ai nostri eroi di essere sfuggito ad un agguato ordito dagli zingari e di aver riconosciuto chiaramente Bator , ma nel Flash Back Ferri ritrae il magiaro con fattezze assai diverse , sembrerebbe Toth l'unico dei tre che dovrebbe essere rimasto secco nel primo scontro con Zagor ( al tempo a loro noto come Mr Gordon ). 

LA FRASE 
<<  Rakosi in persona è quella voce non l'ho mai dimenticata sembra provenire direttamente da un altro mondo !>> 

AGGETTIVO 
Agghiacciante !
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Messaggio Da Walter Dorian il Gio 28 Feb 2019 - 15:33

@Liberty Secular Sam ha scritto:
In un certo senso si tratta di scelte obbligate dalla sceneggiatura ma il parallelismo sembra sottolineare anche la perdita di protagonismo da parte di Zagor , scippato anche del proverbiale  sesto senso  ( sia da Metrevelich che da Cico ) .

Sono d'accordo Liberty. Pur riconoscendo e apprezzando il Cico di Castelli la cui comicità era motore dell'azione e degli sviluppi della vicenda.

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Messaggio Da Liberty Secular Sam il Gio 28 Feb 2019 - 16:58

no-ta

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Per me Zagor è morto nel momento in cui  la macchia nel cuore è stata smacchiata, il mito che lasciava l'amaro in bocca è stato addolcito e sopratutto in nome di una insensata presunta coerenza logica la verità e la giustizia sono scivolate tutte da una parte...

... e se la verità e la giustizia scivolano tutte da una parte la vendetta vale quanto la giustizia e Zagor ( il suo Clone )  è solo un povero idealista preso per i fondelli da una ( voluta ) realtà molto più manichea e miseramente  banale. INACCETTABILE !
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Messaggio Da Preacher il Gio 28 Feb 2019 - 23:58

A me l'uso che faceva zio Alfredo di Cico è sempre garbato.
Un Cico pasticcione e deficiente, però spesso funzionale alla storia e centrale alla vicenda.

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Né più esaltante dell'appartenere a una moltitudine nel tempo."Nicolás Gómez Dávila
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