L' Inseguimento (629/630)

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Messaggio Da jsteele88 Ven 16 Gen 2015, 10:34

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Soggetto e sceneggiatura: Tito Faraci
Disegni: Corrado Mastantuono
Copertina: Claudio Villa

Vince Stanton è l'unico a sapere dove si trova il covo della banda guidata da Mitch Fraser, di cui faceva parte prima di essere sbattuto ai lavori forzati da Tex Willer. Ora è evaso di prigione, ed è probabile che fili dritto dai suoi ex complici. Il Ranger decide di seguirlo, a distanza e senza che Stanton se ne accorga, lasciandolo arrivare alla meta per poi mettere il sale sulla coda a tutta la banda. Ma, perché il piano funzioni, bisogna che al fuggiasco non accada nulla durante il viaggio. Così Tex e il suo pard Tiger Jack devono diventare gli invisibili angeli custodi di Stanton, facendolo di nuovo fuggire: questa volta, da un gruppo di razziatori apache che lo hanno catturato...

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Messaggio Da Andrea67 Dom 25 Gen 2015, 18:47

Questa volta ammaino bandiera anch'io con questa storia che non giudico insufficiente soltanto perché non ci sono i classici errori Nizziani dell'ultim'ora, ma poco ci manca.
Faraci inserisce un mucchio di personaggi, alla Boselli maniera, dimenticando però di creare delle caratterizzazioni psicologiche.
L'albo si legge in fretta contenendo pochi dialoghi e tanta azione, e fa rimpiangere il tanto bistrattato "Braccato", non aiutato, tra l'altro, neanche dai disegni di Mastantuono.
La trama é debole e la sceneggiatura veloce, come già detto, e piuttosto superficiale. Inoltre, un bandito che riesce a scappare per ben cinque volte (dal carcere, dagli apache, dalla sua ex banda, dall'allegra famigliola, e infine anche da Tex e Tiger) non si era mai visto, e non solo su Tex.
Sono tuttavia certo che Faraci si rifarà e ci regalerà grandi storie.
Voto alla storia: 6,2
Voto ai disegni: 7

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Messaggio Da Ospite Dom 25 Gen 2015, 21:45

La cosa che mi ha impressionato di più in questa storia sono indubbiamente le covers di Villa che, come al solito, ci ha regalato due dipinti da incorniciare.

Per quanto riguarda la storia ho apprezzato l’utilizzo di Tiger, a mio avviso personaggio altamente carismatico a cui però soventemente non viene dedicato molto spazio. L’unico neo di questa coppia è che sono entrambi abbastanza seri, l’assenza di Carson implica la mancanza di un allettante ingrediente di questa saga, ossia l’ironia. E’ ovvio che, al fine di fare si che l’ironia sia un valore aggiunto, è necessario che lo sceneggiatore ce l’abbia nel DNA (vedi GL Bonelli ed il primo Nizzi), altrimenti se si utilizzano battute scontate e già riviste si ottiene l’effetto contrario, quindi è meglio rinunciarci. Leggendo anche le precedenti avventure di Faraci, ritengo che l’ironia non sia un punto di forza di questo sceneggiatore.

Questo racconto, anche se non estremamente esaltante, lo considero positivo, Vince Stanton è un farabutto senza scrupoli abbastanza ben delineato, che tra l’altro, nell’episodio della fuga dal carcere, dimostra di sapere usare la materia grigia, quindi ho apprezzato questa scena, che ritengo ben congeniata.
Altro aspetto apprezzabile è che Tex e Tiger sono stati rappresentati per ciò che realmente sono, ossia due autentici scaltri “diavolacci” che è molto difficile “piccionare”. Questo, anche se è parte intrinseca di questi personaggi, non è sempre scontato, basta riferirsi alle ultime storie nizziane.
Non mi ha pienamente convinto la caratterizzazione del gruppo di indiani, che era stato rappresentato come un’accozzaglia di sanguinosi ribelli senza scrupoli, che però, sebbene abbia ricevuto una sonora strigliata a base di pallettoni, mi è sembrato un po’ troppo rinunciatario, attribuendo la sua sete di odio solamente al loro capo.
L’inseguimento a Stanton è ben sviluppato ed è particolarmente dinamico, con tanto di gradite sparatorie, con l’introduzione della famiglia Farrel, un branco di rozzi energumeni più avvezzi all’uso delle maniere forti piuttosto che del cervello e di Mitch, il tipico capobanda carogna e privo di scrupoli. Piacevole la sparatoria sotto la pioggia che porta al ferimento di Tiger, che successivamente, quantunque ferito, si dimostra implacabile con il pugnale, trafiggendo il serpente. Questa sequenza l’ho gradita notevolmente, in quanto mi fa molto piacere quando vengono esaltate le qualità dei pards di Tex. Infatti, anche se Tex è e deve essere la star, è altresì importante ribadire che i suoi pards non sono da meno e sono degni di fare parte del magnifico quartetto.
Sono rimasto invece abbastanza basito riguardo all’ultima sparatoria contro la banda di Mitch : sulla prima parte niente da ridire, ma la scena di Tex che salta fuori allo scoperto sparando a destra e sinistra senza alcun riparo mi ha ricordato quei film americani alla tipo “missione impossibile” in cui l’ammazzasette di turno fa una strage di nemici senza nemmeno essere scalfito; sinceramente questi films non li sopporto, li trovo estremamente sciocchi.

Concludendo devo dire che questo racconto si legge piacevolmente, contiene molta azione, è migliore di alcune precedenti storie stilate da questo stesso sceneggiatore, però quantunque queste buone premesse non è riuscito a prendermi completamente.
Le stesse considerazioni potrei estenderle a Faraci, autore che, quantunque abbia scritto qualche gradevole racconto, non mi convince, a mio avviso non è riuscito a fare quel salto di qualità che una testata prestigiosa come quella texana dovrebbe esigere, è ancora “incompiuto”, le sue storie mancano di miticità, ossia alcune di esse si lasciano leggere, ma dopo un breve lasso di tempo cadono nel dimenticatoio.

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