L'ora del massacro (Maxi Tex n.15)

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Messaggio Da Admin Mar 10 Mar 2015, 17:20

L'ora del massacro (Maxi Tex n.15) Ke6cco

Soggetto e sceneggiatura: Antonio Segura
Disegni: José Ortiz
Copertina: Claudio Villa

Tex, al comando di un gruppo di rangers, ha avuto l’incarico di scortare cinque farabutti, imputati di reati di diverso genere, da Sierra Vista a Phoenix, dove dovranno essere processati per i crimini di cui sono accusati. Ma, durante il viaggio, il convoglio viene attaccato e Tex è l’unico dei rappresentanti della legge a sopravvivere all’agguato. I prigionieri vengono lasciati liberi dai misteriosi assalitori, che però impongono loro di disperdersi, prendendo ognuno una strada diversa, allo scopo di rendere più difficile la loro ricerca. Seppelliti i suoi sfortunati compagni, Tex si mette sulle tracce degli evasi deciso a fare giustizia: la sua caccia sarà lunga e implacabile!
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Messaggio Da Admin Mar 10 Mar 2015, 17:20

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Messaggio Da Andrea67 Mar 10 Mar 2015, 21:15

Letta ieri sera, e adesso mi accingo a commentare:
se, da un lato, si può affermare che la storia, di per sé, é carina, in quanto pregna di azione, duelli, cavalcate, sparatorie ecc. ecc., dall'altro si può altresì tranquillamente affermare che la stessa NON E' UNA STORIA DI TEX.
Dovrei stare ad elencare tutte le storture, le mancanze, le contraddizioni con il personaggio Tex che da questa storia si possono trarre?
Vado a memoria: Tex salvato, almeno in un paio di occasioni, da morte certa da personaggi secondari (in un caso addirittura da passanti occasionali); Tex che non conosce il territorio e chiede ad un mormone dove sia il guado più vicino (eppure siamo in Arizona o no? E anche se fossimo nel New Mexico o altro Stato confinante sarebbe la stessa cosa); Tex che, di notte, non riesce a seguire le orme di "ben" dodici cavalli, i cui cavalieri, tra l'altro, non si preoccupano di cancellarle; Tex che provoca una guerra indiana per aver convinto un povero Apache a costituirsi, e invece lo stesso viene impiccato insieme alla compagna; Tex che neanche prova ad evitare un linciaggio; Tex che non si preoccupa di avvertire i minatori della truffa perpetrata ai loro danni; Tex che si fa imbambolare dalla vedova e dal presunto fratello; Tex che si fa dare lezioni di "tattica indagatrice" dal giornalista perennemente ubriaco, che si permette di azzardare ipotesi sul jolly da cercare, stante il silenzio e la passività del ranger; Tex che non seppellisce mai nessuno, neppure i suoi compagni rangers.
Non me ne vengono in mente altre, ma probabilmente le ho volutamente rimosse.
Se dovessi dare un voto alla storia western, darei un bel 7,5.
Se dovessi darlo alla storia di Tex, darei uno zero senza attenuanti.
Voto alla storia: 7,5/0
Voto ai disegni: 7

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Messaggio Da Ospite Gio 02 Apr 2015, 13:23

Segura conferma, ancora una volta, di essere un ottimo sceneggiatore, regalandoci nuovamente un bel maxi, che comunque, come soggetto e struttura narrativa, mi ha ricordato il texone nr 15 (il cavaliere solitario) e “lungo le piste del west”. Debbo dire che, fino ad adesso tutti i maxi di segura sono stati di ottimo livello, anche se questo mi è piaciuto leggermente meno del precedente, ossia “lungo le piste del west”.

Segura ha descritto un Tex cupo, crudo, duro e spietato in un West quasi crepuscolare e la storia lascia un piacevole amaro in bocca per il pessimismo che emana. Sinceramente penso che il west descritto in questo racconto sia quello più vicino alla realtà di quei tempi.
Veramente struggente, ma che rispecchia tale epoca, la notizia dell’uccisione di Puma Nero e della sua donna per mano dell’uomo bianco. Questa sequenza si allaccia al pessimismo sopra citato, in quanto, quando tex aveva lasciato l’indiano sembrava che tutto si fosse risolto positivamente per puma nero, tanto che quest’ultimo esprime un giudizio positivo su tex, che potrebbe essere letto quasi come un’apertura verso certi bianchi, ma poi il tutto viene scongiurato dall’assassinio del pellerossa; questo è stato un colpo di classe dello sceneggiatore, bravo segura!!

Il percorso di tex è costellato dai morti, quasi nessuno rimane in vita, non vi è un lieto fine, ma bensì troviamo un tex che mette in salvo una donna stremata che sarà costretta a ricominciare da zero, cambiando il suo tenore di vita : questa crudezza narrativa l’ho notevolmente apprezzata.

In tale racconto vi sono anche alcuni difetti, ossia :
- Tex si salva in extremis svariate volte, grazie all’intervento di terze persone, con gli avversari che stavano per dargli il colpo di grazia. In questi frangenti mi sembrava di stare leggendo lo zagor toninelliano!!
- Il ragionamento (il gioco delle carte), che servirà a snodare il bandolo della matassa non viene fatto dal ranger, bensì da un giornalista in stato di ebrezza.
- Durante l’incontro con gli apache tex decide di uccidere i pellerossa per salvare dei pendagli da forca. Questa scelta narrativa mi ha lasciato molto perplesso, così come quella precedente di
fare abbandonare a tex la missione, dato che questa era sotto la presunta minaccia apache. Visto lo svolgimento della storia la minaccia viene meno, ma questo il ranger, al momento che ha abbandonato la missione , non poteva saperlo.
- Alcune scene, anche se sono servite a farci vivere l’atmosfera del vecchio west, potevano essere evitate, ho avuto come l’impressione che siano state inserite giusto per arrivare alla fatidica pagina 320.

Comunque, a parte questi difetti veniali, la storia è più che buona e se, come si vocifera, segura abbandonerà tex, secondo me questo sarà un duro colpo per la testata.

Disegni : Ortiz, pur non essendo più ai suoi tempi d’oro, quindi risultando un pò approssimato nelle fisionomie e non più precisissimo nel tratto, rende bene il west, fatto di sporcizia, fango, polvere, sudore.
Le tavole che rappresentano il ranger in mezzo alla pioggia o quando guada il fiume sono spettacolari, sembrava anche a me di essere li, inzuppato fino al midollo osseo a muovermi nel pantano!

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