La complessità del Male: gli eroi negativi secondo Nolitta

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Messaggio Da Admin il Ven 9 Gen 2015 - 12:39

Oggetto della discussione:
@urizen ha scritto:Nei fumetti, soprattutto di qualche anno fa e in particolar modo in quelli di ambientazione avventurosa, è inevitabile il confronto male/bene.
L’eroe (o gli eroi), da una parte, il nemico (o i nemici) dall’altra. Inevitabile era anche la radicalizzazione di queste posizioni nella nascita e crescita del “nemico numero uno”, che spesso altro non era che un contraltare al nero delle virtù dell’eroe buono.
La conseguenza evidente era la spinta empatica dei lettori, non tanto e non solo, verso la vittoria del buono, ma soprattutto verso una auspicabile e quanto più possibile dolorosa sconfitta del nemico.
Sono questi, topoi letterari classici, che fin dalle letterature antiche hanno caratterizzato romanzi, novelle e testi teatrali. Non basta parteggiare per l’eroe, non basta identificare il nemico di quest’ultimo come nostro nemico, bisogna che i due mondi restino divisi e ben identificati. Considerare il male come inevitabilmente separato e immediatamente identificabile senza possibilità di sbagli è, tutto sommato, rassicurante.

L’intera cultura occidentale è imbevuta di questa necessità dualistica che, per una volta, non è figlia della morale religiosa dominante, ma paradossalmente di una sua antica deriva eretica. Al tramonto dell’impero romano, quando alle certezze mitologiche classiche che lasciarono l’etica e le domande esistenziali alle scholae filosofiche, si sostituirono influssi e suggestioni di derivazione orientali, l’intero sistema di valori andò in pezzi, perché la civiltà romana, da sempre abituata, in quanto vincitrice a recepire da posizione di vantaggio le culture esterne, si trovò a subire elementi etico-religiosi che furono accettati acriticamente e in maniera sincretica e non più solo sintetica.
Quando dalla Partia (più o meno l’attuale Persia), i regnanti Sassanidi si scontrarono spesso vittoriosamente con le legioni romane, l’asse culturale era ormai spostato verso Oriente.
Così arrivarono nel breve volgere di un paio si secoli da quelle terre perlopiù sconosciute, idee, costumi e inevitabilmente sistemi di pensiero. La caratteristica delle religioni iraniche era proprio una visione rigidamente dualistica che identificava una divinità unica per il bene e una per il male. Spesso le due entità non erano considerate qualitativamente equivalenti, ma il concetto che passò fu quello della separazione tra i due principi.
Quando lo Zoroastrismo (nome di questa religione), entrò in contatto con il nascente Cristianesimo, in un ambiente come quello medio orientale imbevuto di attese messianiche e caratterizzato da una crescente letteratura apocalittica giudaica, ma aperto alle suggestioni speculative greco/ellenistiche, nacque il Manicheismo.
Senza scendere nei dettagli, basti sapere che questa religione che mescolava tutte le etiche dei monoteismi della zona, rese accessibile ai popoli occidentali per la prima volta compiutamente la concezione della necessità assoluta di separare bene e male. Da lì sarebbe nato lo Gnosticismo che tentò, a volte ingegnosamente, di coniugare Cristianesimo e Dualismo. Duramente avversato dalla nascente Grande Chiesa, fu condannato e sparì dalla storia, salvo riapparire qua e là nei secoli, a volte come fenomeno religioso, a volte come corrente filosofico/letteraria.
Ma, poiché l’idem sentire, la sensibilità comune di una civiltà non si costruisce a tavolino, è inevitabile che questa recepisca e faccia proprie, magari rielaborandole le influenze con cui è venuta a contatto. In più, si consideri che, come detto in precedenza, una visione che divide nettamente il male dal bene, è più controllabile e rassicurante di una che relativizzi i due concetti.

Nolitta non rifugge da questi stereotipi, ma li elabora in maniera assolutamente personali, tanto che le sue storie sono proprio per queste facilmente riconoscibili.
La prima cosa che colpisce leggendo i fumetti degli anni 60 e 70 è la caratterizzazione anche fisica dei cattivi, noi fin dalla prima vignetta, prima che il personaggio dica una sola parola, lo riconosciamo come il villain della storia. L’esempio più eclatante sono i cattivi dello storico trio ESSEGESSE, le cui caratterizzazioni rasentavano a volte il ridicolo, proprio per l’uso pesante della fisionomica.

.....continua..
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